Dopo i dati allarmanti del primo semestre 2020, il settore del recupero crediti ritorna a livelli pre-crisi. Tuttavia, le preoccupazioni non mancano.

Nonostante gli effetti del lock-down sul settore del recupero crediti, i principali servicer e istituti di credito stanno registrando un ritorno a livelli pre-crisi.

I risultati sono molto confortevoli se si pensa alla situazione di qualche mese fa. Gli analisti avevano dichiarato il tracollo del settore, con le aste immobiliari più che dimezzate (-62% rispetto allo stesso periodo del 2019) e i debitori impossibilitati a pagare.

Nei mesi del lock-down quasi tutti i servicer hanno puntato sulle transazioni stragiudiziali. In molti casi, sono stati i debitori a contattare le società di recupero per cercare di chiudere le proprie posizioni.

Durante la crisi sanitaria la liquidità nei depositi bancari di imprese e famiglie è aumentata rispettivamente di 19,9 miliardi e di 34,4 miliardi. Questo è uno dei principali motivi che ha spinto i debitori a cercare di chiudere accordi transattivi fuori dal tribunale.

Nonostante i segnali positivi le preoccupazioni per il futuro non mancano. Rimangono irrisolti alcuni dubbi riguardo al periodo in cui finiranno le misure imposte dal Governo per arginare la crisi economica. Nello specifico si teme per i crediti Utp. Le banche hanno concesso delle moratorie anche alle società i cui debiti erano catalogati unlikely to pay, dunque, i rischi sono spostati al dopo moratorie, anche se le banche gestiranno caso per caso ogni singola situazione per ridurre gli impatti.

Per altre informazioni, consulta il sito www.studioptf.it