L’emergenza sanitaria, Covid-19, ha messo in difficoltà il settore del recupero crediti: – 25% di pratiche recuperate e solo il 7% in più di pratiche nuove.

Confrontando i dati delle associate di Unirec, Unione Nazionale Imprese Recupero Crediti, è emerso uno scenario preoccupante che rivela l’attuale momento critico che sta vivendo il comparto.

Tra gennaio e aprile il numero di pratiche recuperate è sceso del 25%, con un calo del 20% dell’importo complessivo recuperato. Allo stesso modo, le nuove pratiche sono aumentate solo del 7%, con un aumento dell’importo totale del 4%.

Secondo il Presidente di Unirec, se lo stato d’emergenza dovesse proseguire oltre settembre è possibile che a fine 2020 i crediti affidati al comparto siano stabili o in diminuzione rispetto al 2019.

Viceversa, se venissero meno gli ammortizzatori sociali e terminasse lo stato di emergenza potrebbe esserci un aumento delle pratiche.

Lo scorso anno infatti la somma complessiva di denaro gestita dalle associate di Unirec aveva raggiunto il livello record di 132 miliardi di euro, di cui 68 miliardi erano Npl.

Il numero complessivo di pratiche gestite dalle società di recupero ammontava a circa 40 milioni (+30% rispetto all’anno precedente). Dell’importo complessivo, i crediti affidati in conto terzi corrispondevano a circa 100,9 miliardi di euro, mentre i restanti 31 miliardi erano gestiti in conto proprio dalle aziende del settore. Il totale degli importi recuperati si attestava intorno agli 8,8 miliardi di euro (+13% rispetto al 2018).

Il debito complessivo era suddiviso a metà tra famiglie e imprese. Per quanto riguarda la tipologia, per l’81% dei casi si trattava di prestiti o mutui, l’11% erano bollette del settore utilities e tlc settore utility, il 5% dei crediti provenivano dal settore leasing, il 2,5% riguardavano gli acquisti a rate e la parte restante erano crediti appartenenti alla Pubblica amministrazione. Per quanto riguarda invece l’area geografica, la maggior parte dei crediti affidati alle società di recupero proveniva da quattro regioni: Lombardia per il 14%, Campania e Lazio per il 12%, e Sicilia per il 10%.

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Recupero crediti PA, come effettuare un recupero crediti efficace e professionale

Il tema del recupero dei crediti della pubblica amministrazione e degli enti locali è estremamente delicato e complesso.
Purtroppo, non sempre gli enti locali dispongono delle risorse necessarie per attuare una gestione efficace della morosità accertata.
Inoltre, nel caso delle PA, l’inadempiente è al contempo un cittadino-utente, pertanto è doveroso da parte delle istituzioni conservare un rapporto, sperimentando attività di contatto diretto per una sensibilizzazione al pagamento del dovuto.
Non sempre chi non paga è un evasore per scelta. Spesso il mancato pagamento è dettato da problematiche di natura finanziaria, di fronte alle quali una famiglia si vede costretta a percorrere la strada più comoda, quella dell’inadempienza.
Quando invece, al posto della fredda comunicazione scritta, un cittadino si trova di fronte professionisti aperti all’ascolto e disposti a concordare modalità di pagamento in linea con le sue capacità economiche, è più probabile che il suo orientamento cambi.
Così la PA raccoglierà un duplice risultato: l’incasso e la conservazione delle relazioni umane.
Ci saranno, poi, insolventi cronici, per i quali dopo aver dimostrato attraverso una fase stragiudiziale la disponibilità al dialogo, diventa doveroso e condiviso il passaggio alle procedure coattive.
Studio PTF, in qualità di consulente del credito, offre un servizio qualificato di customer care facilitando il dialogo verso il cittadino e mettendo in gioco le proprie competenze di relazione negoziale sul privato, supportando la Pubblica amministrazione dove la riscossione fallisce.
Le percentuali di recuperato sono certamente più elevate: un recupero stragiudiziale gestito da una società ben strutturata ed esperta del comparto Enti può garantire e, talvolta superare, anche il 60% di recuperato sull’affidato.

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Coronavirus e recupero crediti: il protocollo UNIREC sulle modalità di gestione delle pratiche e dei pagamenti

Il Consiglio del FORUM UNIREC – Consumatori, riunitosi in via straordinaria tramite videoconferenza, ha redatto un protocollo sulle modalità corrette di gestione dei processi di recupero credito durante l’emergenza epidemiologica in corso.

L’impatto dell’emergenza sanitaria a breve termine
Dal primo Osservatorio sul Working Capital realizzato da CRIBIS e Workinvoice circa gli impatti dell’emergenza Coronavirus sul capitale circolante delle PMI, emerge l’esigenza di liquidità delle aziende, messe in difficoltà dall’aumento dei tempi di incasso insieme a una non proporzionale compensazione dei tempi di pagamento verso i fornitori e una probabile riduzione del fatturato. Lo studio, in particolare, ipotizzando un aumento fino a 20 giorni nei tempi di incasso, ha riscontrato una crescita dei crediti verso i clienti di circa 41 miliardi di euro, pari al 22% del monte crediti in essere. Parallelamente, l’aumento dei giorni di pagamento ai fornitori determinerebbe una crescita dei debiti commerciali di 22,6 miliardi, pari al 15%. A parità di valori delle rimanenze, il peggioramento nelle abitudini di pagamento sulle 84 mila aziende prese in esame corrisponde a 18,6 miliardi di euro (+11% del Net Working Capital iniziale).

Il protocollo UNIREC per la gestione del recupero crediti
Il protocollo ha lo scopo di informare le imprese che operano nella gestione e recupero crediti circa linee guide per svolgere l’attività di riscossione e per individuare le misure adatte ad integrare, in via transitoria, le modalità di contatto già stabilite dal Codice di Condotta.
Il protocollo, nello specifico, prevede la sospensione temporanea dell’attività di recupero nel caso il consumatore/debitore presenti ‘‘oggettive e/o documentate difficoltà ad adempiere al pagamento’’ in conseguenza all’emergenza contingente. Tuttavia, la sospensione temporanea della pratica non implica la revoca, che compete esclusivamente al titolare del credito.
Pertanto, il protocollo invita le imprese a formare ed aggiornare i dipendenti/incaricati in modo che tengano in considerazione, nei contatti con il debitore/consumatore, delle difficoltà sorte dall’emergenza in corso.
Inoltre, il protocollo raccomanda alle imprese di lavorare telefonicamente e di permettere al debitore di adempiere attraverso il pagamento digitale.
Attraverso il suddetto Protocollo, molte committenti che avevano sospeso le attività, inevitabilmente toccate dall’eccezionalità della situazione, hanno ripreso a lavorare nel rispetto di quanto prescritto.

Studio PTF è l’unica società della provincia di Varese ad essere associata ad UNIREC: ogni nostra azione è orientata a trasparenza, integrità ed efficienza, e punta a garantire una gestione attenta e responsabile del processo di recupero crediti in ogni circostanza.
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Registrazioni chiamate, Unirec: “Garantire alle agenzie di recupero crediti la registrazione delle telefonate anche in assenza del consenso del destinatario”

A seguito dell’entrata in vigore, nello scorso 25 maggio, del Gdpr, che regola la protezione dei dati personali in tutti i paesi UE, le agenzie di recupero crediti avanzano la richiesta di registrare le telefonate senza il bisogno di acquisire preventivamente il consenso del destinatario.

Tale richiesta è stata presentata nel corso del workshop “Gdpr e call recording: la tutela del consumatore e del professionista nella gestione del credito” organizzato a Roma dal Forum Unirec-Consumatori il 23 ottobre, ed ha lo scopo di ottimizzare l’utilizzo di uno strumento fondamentale per l’azione di recupero crediti, capace di offrire garanzie e tutele al consumatore ed alle agenzie.

La normativa corrente prevede un esplicito consenso da parte del destinatario della telefonata, il quale deve essere preventivamente informato della registrazione; solo in tali circostanze è consentito procedere alla registrazione della telefonata.

In questo modo, però, le società di recupero credito si trovano di fatto a non poter disporre liberamente di uno strumento fondamentale per lo svolgimento del proprio lavoro” – afferma Marcello Grimaldi, presidente del Forum Unirec-Consumatori. Ecco perché l’Unirec ha scelto di redigere un parere sulla normativa applicabile alla registrazione delle telefonate in materia di privacy, per dimostrare che è possibile registrare, in un’ottica di bilanciamento degli interessi, fornendo esclusivamente l’informativa all’interlocutore, senza richiedergli il consenso.

“È fondamentale sottolineare che la necessità che un’operazione di bilanciamento degli interessi consenta il trattamento di dati in assenza di assenso degli interessati è contemplata sia nel Codice della privacy, il decreto legislativo 196 del 2003, che nel Gdpr, il regolamento Ue 679 del 2016” – precisa infatti l’avvocato Vittorio Colomba, redattore del parere per conto di Unirec – “Ma mentre nel Codice il bilanciamento è demandato al Garante, nel regolamento Ue è affidato al titolare del trattamento.”

L’avvocato conclude affermando che il dovere di adempiere alle obbligazioni assunte dalle agenzie rispetto ai propri committenti ed il diritto del libero esercizio dell’attività d’impresa e del diritto di tutelarsi da eventuali contestazioni siano solide giustificazioni, che renderebbero lecita una limitazione del diritto alla protezione dei dati.

La proposta di Unirec sarà perciò discussa direttamente con il Garante della Privacy, il cui intervento al workshop attraverso il vicesegretario generale Daniele de Paoli si è mostrato positivo: “Trovo che questo tipo di confronto sia estremamente utile” – dichiara De Paoli – “Abbiamo ricevuto il parere dell’Unirec, che riteniamo meritevole di attenzione e di ulteriore approfondimento. È evidente la necessità, specie in un ambito così delicato come quello delle telefonate fatte per il recupero dei crediti, di bilanciare i diversi interessi in gioco. Il nostro impegno andrà esattamente in questa direzione. Intanto, nel medio periodo, potrebbe essere utile elaborare un codice di condotta sulla registrazione delle telefonate con l’intervento di tutti i soggetti coinvolti, all’interno del quale potrebbero essere fornite delle linee d’orientamento su diverse questioni”

Recupero crediti su base regionale: il risultato dei dati estrapolati dall’Ottavo rapporto annuale UNIREC

Le indagini contenute nell’ottavo rapporto annuale dell’associazione UNIREC hanno permesso di ricostruire una geografia italiana del recupero credito, che analizza i numeri del settore sulla base dei confini regionali.

Mentre le performance del recupero crediti, in quasi tutte le regioni, si attestano a due cifre, dallo studio scopriamo che il primato negativo va alle Marche. È in questa regione, infatti, che si riscontra il recupero crediti più difficoltoso di tutta Italia, con il suo 5,8%, in controtendenza rispetto al resto del paese, che presenta percentuali minime di molto superiori: basti pensare all’oltre 9% registrato in Campania.
Non è l’unico dato interessante dei dati ottenuti dal rapporto UNIREC: pare infatti che le regioni con le migliori performance circa la restituzione dei debiti contratti risultino essere quelle a statuto speciale. Al primo posto, troviamo la Valle D’Aosta, con una percentuale del 23%.

“Dai dati aggregati che abbiamo, emerge anche un altro dato” – fa notare il presidente di UNIREC, Francesco Vovk – “e cioè che il reddito pro capite è diminuito; quindi, le famiglie hanno difficoltà a ripianare i debiti contratti con banche ed assicurazioni”.

Questo è, dunque, il quadro italiano circa il recupero crediti nel nostro Paese, una situazione che sicuramente lascia molti spunti di riflessione ma che soprattutto apre la strada a diverse opportunità di miglioramento ed ottimizzazione nel settore.

Recupero crediti: su 50 paesi, l’Italia è al ventottesimo posto.

Grazie ad una recente indagine su scala internazionale promossa dalla società Euler Hermes, è emersa con maggiore chiarezza la situazione relativa al recupero crediti a livello globale.
Lo scenario complessivo, nel quale sono stati coinvolti 50 paesi, vede l’Italia posizionarsi al ventottesimo posto, affiancata da Colombia e Singapore.
A determinare la classifica sono stati principalmente tre fattori chiave: le pratiche e le abitudini di pagamento, i procedimenti giudiziari e le procedure legate alle insolvenze aziendali. Ad ogni paese, di conseguenza, è stato attribuito un punteggio sulla base del sistema del Collection Complexity Index, secondo cui 0 è il livello di difficoltà più basso nel recupero del credito e 100 il più alto.
Infine, a seconda del punteggio ottenuto, ai vari paesi sono stati attribuiti i livelli: Severe, Very High, High e Notable.
Ai vertici della classifica si posizionano Svezia, Germania ed Olanda, mentre in coda troviamo l’Arabia Saudita, che si attesta come paese in cui il recupero crediti risulta più complesso. High è invece il livello in cui il nostro paese si è collocato, circa a metà della classifica.
Lo studio ha inoltre fornito un’interessante opportunità per valutare le principali problematiche del recupero crediti in Italia.
Tra le tematiche più calde vi sono la debolezza del sistema legislativo, l’eccessiva burocrazia nelle procedure amministrative, ritardi e costi procedurali elevati, ma soprattutto l’elevato tasso di ritardo nei pagamenti. Infatti, i creditori italiani impiegano una media di 85 giorni per saldare i debiti nel settore privato, mentre addirittura possono giungere dai sei mesi ad un anno per quanto concerne il settore pubblico.
Tale scenario ci fa comprendere l’importanza di affidarsi ad una società di recupero crediti altamente professionale, capace di affrontare ogni situazione con prontezza e con precise strategie.
A tale scopo, Studio PTF si avvale solo di professionisti specializzati ed attenti, capaci di garantire ad ogni cliente un servizio personalizzato ed una gestione delle problematiche basata sui criteri di rapidità, efficacia e trasparenza.
Fonte: www.stopsecret.it