Come cambia, in questo particolare momento storico, la gestione del credito e l’approccio ai clienti

I dati resi noti dall’Istat sul PIL italiano, relativi al secondo trimestre 2020, non sono sicuramente positivi. Il calo rispetto al primo trimestre di quest’anno si è attestato infatti su un -12,4%, mentre il rapporto con lo stesso periodo del 2019 fa segnare un -17,3%.

Un dato del genere non si registrava dal 1995.

Dopo la fine del lock-down tutte le imprese italiane sono ripartite con le proprie attività e si prospetta un settembre di spinta commerciale con l’obiettivo di recuperare il tempo ed i ricavi perduti.

Se nel complesso il calo del fatturato globale è senza dubbio importante, è però fondamentale analizzare il proprio settore e comprenderne rischi ed opportunità. In questo momento storico, nel quale le imprese in crisi tagliano i costi per ottimizzare la propria redditività, tenere il rapporto con i clienti attuali diventa fondamentale. Anche con quei Clienti che potrebbero iniziare a far registrare i primi ritardi nei pagamenti o dei crediti insoluti. Ma come gestire una situazione di questo tipo?

Chi si occupa di gestione del credito in azienda sa bene che gestire un cliente insolvente mette di fronte a due possibili soluzioni: il cliente paga e continua a comprare nel futuro, il cliente non paga e si procede con il recupero crediti, stragiudiziale e/o legale, e la relativa chiusura del rapporto commerciale, ad eccezione dei clienti falliti o cessati per i quali è oggettiva l’impossibilità di un proseguo.

Un credito gestito in maniera aggressiva può infatti portare al recupero di un credito ma alla perdita del Cliente per logoramento della relazione tra cliente e fornitore.

È, quindi, fondamentale definire un’adeguata strategia di mediazione che tuteli la relazione con il cliente. In contesti aziendali nei quali i solleciti vengono svolti dal reparto amministrativo è però possibile che manchino le professionalità per svolgere questa tipologia di mediazione.

Per questo motivo affidarsi a società di gestione del credito è sicuramente un’alternativa importante alla creazione di un ufficio completamente dedicato al credit management.

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Dopo i dati allarmanti del primo semestre 2020, il settore del recupero crediti ritorna a livelli pre-crisi. Tuttavia, le preoccupazioni non mancano.

Nonostante gli effetti del lock-down sul settore del recupero crediti, i principali servicer e istituti di credito stanno registrando un ritorno a livelli pre-crisi.

I risultati sono molto confortevoli se si pensa alla situazione di qualche mese fa. Gli analisti avevano dichiarato il tracollo del settore, con le aste immobiliari più che dimezzate (-62% rispetto allo stesso periodo del 2019) e i debitori impossibilitati a pagare.

Nei mesi del lock-down quasi tutti i servicer hanno puntato sulle transazioni stragiudiziali. In molti casi, sono stati i debitori a contattare le società di recupero per cercare di chiudere le proprie posizioni.

Durante la crisi sanitaria la liquidità nei depositi bancari di imprese e famiglie è aumentata rispettivamente di 19,9 miliardi e di 34,4 miliardi. Questo è uno dei principali motivi che ha spinto i debitori a cercare di chiudere accordi transattivi fuori dal tribunale.

Nonostante i segnali positivi le preoccupazioni per il futuro non mancano. Rimangono irrisolti alcuni dubbi riguardo al periodo in cui finiranno le misure imposte dal Governo per arginare la crisi economica. Nello specifico si teme per i crediti Utp. Le banche hanno concesso delle moratorie anche alle società i cui debiti erano catalogati unlikely to pay, dunque, i rischi sono spostati al dopo moratorie, anche se le banche gestiranno caso per caso ogni singola situazione per ridurre gli impatti.

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Sfiorano i 132 miliardi di euro i crediti gestiti nel 2019 dalle imprese UNIREC, con una crescita del 29,3% sul 2018

Dal X Rapporto di Unirec, l’Unione Nazionale Imprese a Tutela del Credito, aderente a Confindustria SIT, che riunisce circa 200 aziende, emerge il trend di crescita dei crediti affidati o gestiti dalle imprese associate a UNIREC nel 2019.

Il rapporto annuale analizza sia i portafogli di crediti gestiti in proprio dalle aziende associate, sia la gestione che avviene per committenza e quindi in Conto Terzi Originator quando il mandatario è il detentore originario del credito (ad es. società telefonica, utility, banca) o Conto Terzi Cessionario quando il committente è un soggetto terzo che ha acquisito il credito da altri (ad es. un Fondo).

Nel 2019 si attestano complessivamente circa 132 miliardi di euro con un aumento del 29,3%, rispetto ai 102 miliardi di euro del 2018.

I crediti affidati in Conto Terzi si attestano a 100,9 miliardi di euro segnando una crescita del 22,6% pari a 18,6 miliardi di euro in più rispetto agli 82,3 miliardi dell’anno precedente.

L’81% di questi sono riferiti a crediti di origine bancaria o finanziaria (prestiti e mutui), l’11% circa al settore utility e telco (bollette) e solo il 2,5% a crediti commerciali (acquisti a rate). Il settore del leasing rappresenta invece quasi il 5%. La restante parte marginale è relativa a crediti della PA.

Rispetto al biennio precedente crescono le posizioni verso le imprese (B2B), che rappresentano nel 2019 il 50% del totale in crescita dal 33% circa degli scorsi anni.

L’altro 50% è riferito a crediti verso le famiglie (B2C). Più in particolare l’82% delle pratiche è stato gestito da remoto (principalmente al telefono, con operazioni di Phone Collection) per posizioni medie pari a 1.743 euro. Il cosiddetto Master Legal – ovvero il ricorso a team legali specializzati – è utilizzato solo per il 3% delle pratiche ma con ticket medi più elevati e pari a circa 17 mila euro.

La distribuzione regione per regione

A livello di distribuzione territoriale le prime quattro regioni cumulano il 47% degli importi e vedono al primo posto la Lombardia, che mantiene un peso del 14%, seguita dal Lazio (12%), dalla Campania (11%) e quindi dal Veneto (9%) che nel 2019 scalza la Sicilia (8%).

In termini di tassi di crescita degli importi gestiti figurano ai primi posti il Veneto (+45%), il Piemonte (+44%) e la Campania (+42%). Per quanto riguarda invece la performance, il Molise (con il 20%) e la Valle d’Aosta (con il 19%) si confermano le regioni più virtuose, mentre la performance peggiore si registra in Veneto e nelle Marche che contano su di un tasso di recupero medio pari al 7%.

Il rapporto illustra anche l’esistenza di un portafoglio complessivo di quasi 31 miliardi di euro (in crescita di circa 11 miliardi rispetto al 2018), gestito in Conto Proprio dagli operatori. Questi, nel corso del 2019, hanno acquistato crediti per 2,3 milioni di pratiche. La principale componente del portafoglio è relativa ai crediti bancari e finanziari (73%).

L’effetto Covid-19

Inoltre, nel periodo marzo, aprile, maggio 2020, caratterizzato dal lock-down, emerge un calo delle performance e degli importi recuperati pari al 30%.

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Crediti insoluti, come l’emergenza sanitaria da Covid-19 ha incrementato il fenomeno delle fatture non pagate.

Il fermo forzato delle imprese imposto dall’emergenza sanitaria da Covid-19 ha acuito in maniera indiscriminata il fenomeno delle fatture non pagate.
Ma se i ritardi nei pagamenti possono essere tollerati per i crediti maturati in concomitanza con lo scoppio dell’epidemia, non sono giustificabili per i crediti insoluti: ossia fatture emesse prima e già scadute.

Come agire in questa circostanza?
Relativamente alle posizioni generatesi durante il Covid, con particolare riferimento alle fatture insolute emesse prima del periodo pandemico ma scadute durante, al cliente si possono concedere ulteriori dilazioni di pagamento.
Andrà formulato un piano di rientro scritto con riconoscimento del debito da parte del cliente che sottoscriverà il tutto per accettazione e conferma.
Per le fatture emesse e scadute prima della pandemia, invece, è utile attivare il servizio di recupero crediti. Il credito va pagato: il debitore non può appellarsi a nulla, neppure invocare l’“eccessiva onerosità” sopravvenuta (art. 1467 cod. civ).

Per un’impresa, un credito insoluto è costituito non soltanto dalla perdita immediata di denaro, ma un rischio per la stabilità economica dell’azienda.
Le società di recupero crediti possono gestire l’intero processo per conto del cliente. Un interlocutore unico e professionale dà maggiori garanzie di performance e libera il committente da attività che possono sottrarre tempo prezioso al proprio business.
Il modo migliore per gestire un credito insoluto è agire tempestivamente richiedendo un intervento qualificato e professionale.
Studio PTF garantisce una gestione del recupero crediti in modo intelligente, nel rispetto dell’etica e degli interessi di ogni azienda.

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Come il monitoraggio dei partner commerciali ti aiuta a prevenire rischi e a tutelare il proprio business

Quando gli affari procedono bene, i fornitori sono puntuali e anche i clienti pagano i propri debiti nei termini, l’attenzione è spostata verso altri fattori e il livello di preoccupazione è fisiologicamente più basso.
L’esperienza insegna, però, che un cliente\fornitore affidabile oggi potrebbe non esserlo più domani.
Un monitoraggio continuo dei propri clienti e fornitori è certamente un metodo per prevenire rischi e tutelare i propri crediti.
Il monitoraggio permette di restare aggiornati continuamente su ogni evento negativo o comunque su qualsiasi modifica dell’assetto organizzativo delle imprese osservate per poter prevenire eventuali mancati pagamenti o richiedere differenti metodi e tempistiche di pagamento, nel caso di clienti, e valutare nuove opzioni e potenziali nuovi fornitori, nel caso in cui i segnali dal proprio fornitore principale non sia ben auguranti.
Il monitoraggio dei propri clienti e fornitori e la valutazione del rischio di credito dovrebbero essere attività fondamentali per limitare crediti in sofferenza.
Le società specializzate in informazioni commerciali sono infatti in grado di tenere monitorati costantemente, tramite diversi database pubblici e informazioni investigate, i partner presenti in un determinato portafoglio comunicando in poco tempo tutte le modifiche che possono avvenire in Camera di Commercio e gli eventi negativi relativi a protesti e procedure concorsuali in chiaro o ad eventi pregiudizievoli legati ad eventuali pignoramenti.
Hai bisogno di monitorare le variabili che possono modificare il livello di affidabilità del tuo partner d’affari?
Grazie alla licenza investigativa, Studio Ptf garantisce un controllo sistematico e una visione aggiornata e approfondita di ogni tuo cliente, nel rispetto dell’etica e degli interessi di ogni azienda nel preservare le proprie relazioni con clienti e fornitori.

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Arrivate alle banche milioni di domande di moratoria e migliaia di richieste di nuovi finanziamenti dalle imprese in crisi di liquidità, per effetto dell’emergenza Coronavirus e delle misure di lock-down

La Banca d’Italia continua a rilevare presso le banche, con cadenza settimanale, dati riguardanti l’attuazione delle misure governative relative ai decreti legge ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’, le iniziative di categoria e quelle offerte bilateralmente dalle singole banche alla propria clientela.
Sulla base di dati preliminari, al 22 maggio sono pervenute oltre 2,4 milioni di domande o comunicazioni di moratoria su prestiti, per poco più di 260 miliardi. Circa l’85% delle domande o comunicazioni relative alle moratorie è già stato accolto dalle banche, pur con differenze tra le varie misure; il 2% circa è stato sinora rigettato; la parte restante è in corso di esame.
Il 46% delle domande provengono da società non finanziarie. Per quanto riguarda le PMI, le richieste ai sensi dell’art. 56 del DL ‘Cura Italia’ (quasi 1,2 milioni) hanno riguardato prestiti e linee di credito per 149 miliardi, mentre le adesioni alla moratoria promossa dall’ABI hanno riguardato quasi 8 miliardi di finanziamenti alle PMI.
Le domande delle famiglie riguardano prestiti per oltre 79 miliardi di euro. Inoltre, continuano a crescere le domande di sospensione delle rate del mutuo sulla prima casa (accesso al cd. Fondo Gasparrini). Le moratorie dell’ABI e dell’Assofin rivolte alle famiglie, avviate alla fine di aprile, hanno raccolto quasi 320 mila adesioni, per oltre 13 miliardi di prestiti.
Le richieste di accesso al Fondo Centrale di Garanzia (FCG), pervenute agli intermediari, nella settimana dal 15 al 22 maggio, sono cresciute tantissimo, salendo complessivamente a oltre 720.000 domande per un importo di finanziamenti di quasi 44 miliardi. In particolare, al 22 maggio è stata erogata circa metà delle domande per prestiti fino a 25 mila euro, interamente garantiti dal Fondo.
Le richieste di garanzie pervenute al Fondo di Garanzia dagli intermediari nel periodo dal 17 marzo al 2 giugno 2020 per richiedere le garanzie ai finanziamenti in favore di
imprese, artigiani, autonomi e professionisti, sono complessivamente 484.073, per un importo complessivo di oltre 22,5 miliardi di euro. A segnalarlo è proprio il Ministero dello Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale (MCC).
Crescono ancora i volumi delle garanzie SACE nell’ambito dell’operatività “Garanzia Italia” e raggiungono quota 418 milioni di euro. Le potenziali operazioni di finanziamento in fase di valutazione e istruttoria da parte delle banche si confermano in circa 250 per un valore complessivo di circa 18,5 miliardi di euro. Una volta terminata l’attività di istruttoria, costruzione dei pool e conseguente delibera, le banche accreditate sul portale dedicato, ad oggi oltre 200, presenteranno le richieste a SACE, che emetterà la garanzia entro 48 ore dalla ricezione come già accaduto per le 44 richieste di garanzie fino ad ora ricevute e emesse in poche ore attraverso la piattaforma digitale dedicata.

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Recupero e gestione del credito: il presidente Unirec Francesco Vovk e il Segretario Generale Michela De Marchi descrivono una prospettiva post emergenza per la ripresa economica del Paese.

L’attuale emergenza da Covid-19 non ha stravolto soltanto l’ambito sanitario del nostro paese, ma ha ed avrà ripercussioni molto importanti dal punto di vista economico. Si tratterà infatti di una sfida molto difficile, quella che il Paese dovrà affrontare, tra le imprese in seria difficoltà ed i lavoratori che vedono il loro posto a rischio.

Ad offrire un parere sui possibili scenari futuri sono il presidente UNIREC Francesco Vovk e il Segretario Generale Michela De Marchi, che espongono il loro punto di vista circa le misure da adottare per sostenere la ripresa economica italiana.

Tutela del credito, l’impatto del Coronavirus
La Dott.ssa Michela De Marchi pone l’accento sulla difficile situazione economica italiana che, partita già da una crescita inferiore rispetto agli altri Paesi europei, risulta ulteriormente penalizzata e rallentata dall’emergenza Coronavirus. Ciò determinerà sicuramente un impatto serio sulla situazione finanziaria, con conseguenze dirette anche sulle imprese dei servizi a tutela del credito. Con la riduzione del loro reddito, inoltre, i debitori saranno inevitabilmente meno disponibili a prendere impegni, rendendo il recupero crediti ancora più difficile.
Dai dati raccolti dalle aziende Associate relativi al mese di marzo, emerge una riduzione a due cifre dei recuperi, mentre in alcuni settori aumentano gli affidati, il che però non equivale ad un aumento dei ricavi.
Tali dati, prevede De Marchi, vedranno un probabile peggioramento nei prossimi mesi, dal momento che gli effetti della crisi sull’economia saranno ancora più visibili a seguito dell’emergenza.
Rimane inoltre incerta la data di ripresa delle attività delle imprese a tutela del credito, come anche i provvedimenti che il Governo dovrebbe adottare circa moratorie e sospensione dei pagamenti. Se ad oggi la scadenza dei titoli di credito è sospesa fino al 30 aprile, c’è già chi ipotizza una sua proroga fino alla fine dell’anno.

Nonostante la situazione estremamente difficile, tanto da affrontare quanto da immaginare, l’UNIREC è riuscita ad agire in maniera pronta ed agile, approntando dei meccanismi che hanno aiutato a far fronte alla gestione della crisi. Ciò è stato possibile grazie ad una costante attenzione agli atti normativi, che si susseguono con grande rapidità e ad un rapido meccanismo decisionale, con la costituzione del Consiglio direttivo in comitato di crisi convocato permanentemente.
Gli associati, in questa situazione, sono stati correttamente e tempestivamente informati sulle novità normative e relativa interpretazione, fornendo un supporto importante per tutti gli operatori del settore.
Di qui la predisposizione, attraverso la fondazione ForumUnirec-Consumatori, di un protocollo che ha definito una rimodulazione delle buone pratiche contenute nel Codice di Condotta alla situazione eccezionale che stiamo vivendo. Sull’altro fronte, si è avviato un dialogo costruttivo con le associazioni rappresentative delle società committenti e un apposito gruppo di lavoro che ha il compito di interfacciarsi con le singole aziende mandanti.

Si accenna poi al fermo dei tribunali, ponendo l’accento sulla necessità di implementare delle udienze telematiche, laddove non sia richiesto il contraddittorio, così come la distribuzione del cosiddetto Cash in Court. Sarebbe altresì utile, secondo la Dott.ssa De Marchi, fornire un calendario unificato di riapertura dei tribunali ed una riduzione della sospensione delle attività con l’arrivo dell’estate.

Il Presidente Vovk si è invece pronunciato sulle misure a sostegno delle imprese, indicando gli ammortizzatori sociali e le ultime misure sulla liquidità alle imprese delle buone manovre per aiutare il tessuto produttivo italiano ad affrontare la situazione di lockdown. Nonostante ciò, il presidente nota una mancanza di tempestività nel concedere tali aiuti, mancanza che mette sicuramente in difficoltà le aziende. “Aggiungo che anche le misure sulla liquidità, attraverso prestiti garantiti a tassi di interesse pressoché nulli, sono misure che comunque toglieranno valore alle nostre imprese, costrette ad indebitarsi per rimanere in piedi e a ripagare questo debito su un arco di tempo non molto lungo. Forse sarebbe stato più opportuno avere più tempo a disposizione per consentire di rientrare, dando maggior respiro agli imprenditori di riorganizzarsi con le loro attività, una volta passato questo momento di chiusura totale” – afferma Vovk – “Mi aspetto che le posizioni dei crediti non pagati, nei prossimi mesi possano aumentare, ma ciò non si tradurrà in maggiori ricavi, visto che ci attendiamo un calo delle performance, con un effetto di contrazione sui margini.”
Il Presidente UNIREC conclude infine esprimendo l’urgenza, in seguito alla fase 1, di misure che tendano a favorire l’occupazione piuttosto che a sostenere il reddito. Nella cosiddetta Fase 2, l’impatto della crisi sarà più evidente, anche per via delle misure di tutela della salute che andranno a pesare sui bilanci delle imprese. Vovk si aspetta pertanto che tali costi non ricadano esclusivamente sulle imprese, ma possano essere recuperate con un credito d’imposta verso lo Stato.

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Coronavirus e mancati pagamenti, aumentano le richieste di sospensione o dilazione dei pagamenti a causa dell’emergenza sanitaria.

Uno degli effetti peggiori verificatisi nella situazione assolutamente eccezionale che stiamo vivendo è quello del mancato pagamento delle scadenze. In aumento lettere di avviso (spontaneo) o di risposta (a seguito di solleciti di pagamento) dei debitori per comunicare ai propri fornitori la momentanea difficoltà o impossibilità ad adempiere alle scadenze pattuite.
Tutto questo porta le aziende a ricalibrare velocemente i processi e gli strumenti di credit management, al fine di tutelare il più possibile il rischio di mancati pagamenti.

Coronavirus e mancati pagamenti, una panoramica giuridica
L’unico modo per sbrogliare le inevitabili matasse in cui molte aziende si ritroveranno è valutare il contratto stipulato ed esaminare le clausole.
Dal punto di vista giuridico è opportuno verificare se il contratto contempli il caso di emergenza sanitaria o eventi straordinari al fine di stabilire se ed entro quali limiti si configuri la cosiddetta forza maggiore o l’eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione, che escluderebbe la responsabilità della parte inadempiente.

Qualora figurassero delle chiare clausole per la gestione di ritardi e inadempimento contrattuale per causa di forza maggiore, bisognerà però capire se il coronavirus rientri o meno in questa fattispecie. Il concetto di ‘‘forza maggiore’’ non è univoco e va valutato caso per caso. Sussiste la forza maggiore, quando l’inadempimento è dettato da un evento imprevedibile, inevitabile e non imputabile a una delle parti.
Imprevedibilità: l’impossibilità di prevedere l’evento al momento della stipulazione del contratto;
inevitabilità: cioè impossibilità di superare l’impedimento con un comportamento secondo l’ordinaria diligenza richiesta dal contratto;
non imputabilità, cioè non riconducibilità del provvedimento alla condotta della parte inadempiente.
Dunque, in via teorica, l’emergenza da Covid-19 può essere considerato una causa di forza maggiore che genera inadempimento contrattuale. Nella pratica, ogni caso dovrà essere valutato a sé.
In caso di mancanza di clausola specifica, si devono individuare correttamente la giurisdizione e la legge applicabili, al fine di stabilire quale giudice dovrà occuparsi della controversia e secondo quali norme.
Per quanto riguarda i contratti e le prestazioni svolte entro i confini italiani, in assenza di clausole specifiche, bisogna far riferimento al codice civile.
In linea di massima, la forza maggiore, l’impossibilità sopravvenuta della prestazione e l’eccessiva onerosità sopravvenuta della prestazione, se invocate, permettono al debitore di essere esente da responsabilità per l’inadempimento quando e se le medesime circostanze sono direttamente e immediatamente causate dai provvedimenti legislativi o amministrativi d’emergenza o dall’evento naturalistico della diffusione del virus. Viceversa, non potranno essere validamente invocate, nei casi in cui i provvedimenti emergenziali non impediscano la prestazione dovuta, ma si limitino ad avere effetti negativi sulla normale attività d’impresa del debitore. Ad esempio, il debitore che sospenda o rifiuti il pagamento dei fornitori adducendo come motivazione la difficoltà ad incassare puntualmente i propri crediti conseguente, appunto, all’emergenza.
Difatti, in assenza di situazioni di vera e propria chiusura, al debitore potrebbe essere addebitata una mancanza di diligenza per non aver gestito correttamente e per tempo il rischio del credito, per esempio adottando opportune azioni di risk & credit management (individuazione delle linee di credito), trasferendo il rischio a soggetti terzi (come le compagnie di assicurazione del credito o società di factoring), oppure cedendo il credito.

Coronavirus e mancati pagamenti, strategie di recupero crediti

È evidente il rischio che questa emergenza sanitaria porti una nuova fase di peggioramento dei pagamenti nel mercato, non solo italiano ma internazionale. Per il fornitore è quindi fondamentale, ora più che mai, dotarsi di processi di risk & credit management adeguati a fronteggiare un nuovo periodo di insolvenze dei clienti e, in generale, di crisi dei mercati. In questa prospettiva, una corretta gestione delle richieste di sospensione e/o dilazione dei pagamenti è uno dei tasselli fondamentali per adottare una giusta strategia.

Il modo migliore per affrontare situazioni così critiche e complesse resta perciò una corretta strategia di gestione e recupero del credito, soprattutto in virtù dell’effetto positivo che una negoziazione ragionevole e trasparente da parte del creditore può avere nella relazione commerciale con il cliente in difficoltà.

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Tutela del credito, come proteggere il proprio business dalle situazioni di mancato pagamento.

Ritrovarsi nella necessità di avviare un’azione di recupero crediti è un’eventualità spiacevole per ogni imprenditore.
Soprattutto nel caso in cui il credito sia di difficile incasso, ci si trova nella condizione di dover spendere tempo e denaro per recuperare quanto dovuto, cercando di raggiungere il miglior risultato senza troppi inconvenienti.
La possibilità di affidarsi a professionisti esperti e veloci, oggi, rappresenta un elemento positivo, che allevia di molto i possibili danni che un’impresa rischia di subire a causa di un mancato pagamento. Tuttavia, ancora più vantaggiosa è l’opportunità di prevenire tale situazione, attraverso il giusto supporto professionale.
Le informazioni commerciali permettono di conoscere nel dettaglio clienti, partner e fornitori con cui si intende allacciare un rapporto, allo scopo di comprendere se sia vantaggioso o meno. È importante affidarsi a questo strumento in fase preliminare, proprio per evitare di mettere a rischio il proprio capitale.
Cedere credito prima di conoscere il proprio cliente è infatti un rischio concreto ma che può facilmente essere evitato scegliendo un aiuto professionale.
È consigliabile, inoltre, cercare di mettere in chiaro sin dall’inizio del rapporto quali saranno i termini di pagamento, in modo da stabilire delle regole riconosciute e accettate da entrambe le parti. In questo modo, il cliente sarà già preventivamente informato circa pagamenti e scadenze.
Per proteggere il proprio credito, infine, bisogna riconoscere i segnali di un’azienda in difficoltà e saper agire di conseguenza, evitando l’eventualità di un recupero crediti più arduo.
La scelta migliore è quella di evitare perdite di tempo ed esitazioni, e di rivolgersi a specialisti qualificati che dispongono già di strategie rapide e collaudate per la tutela del tuo business. Nel recupero crediti, infatti, è necessario avere pratica ed esperienza, e conoscere quali sono gli strumenti messi a disposizione dalla Legge per mettere a punto un recupero di successo. Solo in questo modo è possibile attuare un’azione di recupero crediti che sia davvero veloce ed efficace.
Studio PTF, con dieci anni di esperienza nel settore, offre competenza e professionalità a diverse aziende in tutta Italia, creando strategie su misura per il recupero e la tutela del credito.
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