Come cambia, in questo particolare momento storico, la gestione del credito e l’approccio ai clienti

I dati resi noti dall’Istat sul PIL italiano, relativi al secondo trimestre 2020, non sono sicuramente positivi. Il calo rispetto al primo trimestre di quest’anno si è attestato infatti su un -12,4%, mentre il rapporto con lo stesso periodo del 2019 fa segnare un -17,3%.

Un dato del genere non si registrava dal 1995.

Dopo la fine del lock-down tutte le imprese italiane sono ripartite con le proprie attività e si prospetta un settembre di spinta commerciale con l’obiettivo di recuperare il tempo ed i ricavi perduti.

Se nel complesso il calo del fatturato globale è senza dubbio importante, è però fondamentale analizzare il proprio settore e comprenderne rischi ed opportunità. In questo momento storico, nel quale le imprese in crisi tagliano i costi per ottimizzare la propria redditività, tenere il rapporto con i clienti attuali diventa fondamentale. Anche con quei Clienti che potrebbero iniziare a far registrare i primi ritardi nei pagamenti o dei crediti insoluti. Ma come gestire una situazione di questo tipo?

Chi si occupa di gestione del credito in azienda sa bene che gestire un cliente insolvente mette di fronte a due possibili soluzioni: il cliente paga e continua a comprare nel futuro, il cliente non paga e si procede con il recupero crediti, stragiudiziale e/o legale, e la relativa chiusura del rapporto commerciale, ad eccezione dei clienti falliti o cessati per i quali è oggettiva l’impossibilità di un proseguo.

Un credito gestito in maniera aggressiva può infatti portare al recupero di un credito ma alla perdita del Cliente per logoramento della relazione tra cliente e fornitore.

È, quindi, fondamentale definire un’adeguata strategia di mediazione che tuteli la relazione con il cliente. In contesti aziendali nei quali i solleciti vengono svolti dal reparto amministrativo è però possibile che manchino le professionalità per svolgere questa tipologia di mediazione.

Per questo motivo affidarsi a società di gestione del credito è sicuramente un’alternativa importante alla creazione di un ufficio completamente dedicato al credit management.

Scegli un approccio consapevole e professionale e tutela il tuo credito.

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Pagamenti 2020, l’analisi di Cribis

Secondo lo Studio Pagamenti realizzato da CRIBIS, società del gruppo CRIF specializzata nella business information, al primo trimestre 2020, risulta un dato appena superiore rispetto al quarto trimestre 2019 di aziende che pagano clienti e fornitori con grave ritardo (circa il 10,6 %).
La metà delle imprese (54,5%) adempie i propri obblighi di pagamento con un ritardo massimo di 30 giorni (54,8% lo scorso trimestre).
I settori, maggiormente colpiti dalla crisi dovuta all’emergenza sanitaria in corso, come il commercio a dettaglio, servizi ricreativi, abbigliamento, mostrano i primi segni di sofferenza: servizi cinematografici, dove i pagamenti in grave ritardo crescono del 15,4%, il commercio al dettaglio dell’abbigliamento (+8,5%), i servizi ricreativi e i rivenditori di autoveicoli (+5%). In altri settori, come bar, ristoranti o il dettaglio
alimentare, i ritardi gravi non crescono ma hanno già tradizionalmente incidenze superiori al 20%.
Il Nord Est risulta essere l’area geografica più affidabile, con il 6,6% di pagamenti oltre i 30 giorni. Le regioni con meno ritardi gravi sono il Trentino Alto – Adige (5,3%) e le regioni più colpite dall’emergenza sanitaria, cioè Veneto (6,7%), Lombardia ed Emilia- Romagna (ex aequo 6,8%).
Viceversa, il Sud e le Isole sono le zone dove le imprese incontrano maggiori difficoltà, con il 18,4%. Tra le regioni con ritardi gravi troviamo infatti la Calabria che, con il 24,2% di imprese che effettuano i pagamenti con oltre 30 giorni di ritardo, precede la Sicilia (21,1%) e la Campania (19%).
A registrare la quota più elevata di gravi ritardi sono le microimprese (12%). Seguono le piccole con il 7,3% e le medie e grandi con il 5,6%.
Dallo Studio Pagamenti di CRIBIS emerge che il gruppo merceologico meno puntuale è quello del commercio al dettaglio che, con il 16,9% delle imprese con un’incidenza di ritardi gravi, precede il settore rurale, caccia e pesca (13,1%), il minerario e quello dei servizi (10% entrambi).

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Recupero e gestione del credito: il presidente Unirec Francesco Vovk e il Segretario Generale Michela De Marchi descrivono una prospettiva post emergenza per la ripresa economica del Paese.

L’attuale emergenza da Covid-19 non ha stravolto soltanto l’ambito sanitario del nostro paese, ma ha ed avrà ripercussioni molto importanti dal punto di vista economico. Si tratterà infatti di una sfida molto difficile, quella che il Paese dovrà affrontare, tra le imprese in seria difficoltà ed i lavoratori che vedono il loro posto a rischio.

Ad offrire un parere sui possibili scenari futuri sono il presidente UNIREC Francesco Vovk e il Segretario Generale Michela De Marchi, che espongono il loro punto di vista circa le misure da adottare per sostenere la ripresa economica italiana.

Tutela del credito, l’impatto del Coronavirus
La Dott.ssa Michela De Marchi pone l’accento sulla difficile situazione economica italiana che, partita già da una crescita inferiore rispetto agli altri Paesi europei, risulta ulteriormente penalizzata e rallentata dall’emergenza Coronavirus. Ciò determinerà sicuramente un impatto serio sulla situazione finanziaria, con conseguenze dirette anche sulle imprese dei servizi a tutela del credito. Con la riduzione del loro reddito, inoltre, i debitori saranno inevitabilmente meno disponibili a prendere impegni, rendendo il recupero crediti ancora più difficile.
Dai dati raccolti dalle aziende Associate relativi al mese di marzo, emerge una riduzione a due cifre dei recuperi, mentre in alcuni settori aumentano gli affidati, il che però non equivale ad un aumento dei ricavi.
Tali dati, prevede De Marchi, vedranno un probabile peggioramento nei prossimi mesi, dal momento che gli effetti della crisi sull’economia saranno ancora più visibili a seguito dell’emergenza.
Rimane inoltre incerta la data di ripresa delle attività delle imprese a tutela del credito, come anche i provvedimenti che il Governo dovrebbe adottare circa moratorie e sospensione dei pagamenti. Se ad oggi la scadenza dei titoli di credito è sospesa fino al 30 aprile, c’è già chi ipotizza una sua proroga fino alla fine dell’anno.

Nonostante la situazione estremamente difficile, tanto da affrontare quanto da immaginare, l’UNIREC è riuscita ad agire in maniera pronta ed agile, approntando dei meccanismi che hanno aiutato a far fronte alla gestione della crisi. Ciò è stato possibile grazie ad una costante attenzione agli atti normativi, che si susseguono con grande rapidità e ad un rapido meccanismo decisionale, con la costituzione del Consiglio direttivo in comitato di crisi convocato permanentemente.
Gli associati, in questa situazione, sono stati correttamente e tempestivamente informati sulle novità normative e relativa interpretazione, fornendo un supporto importante per tutti gli operatori del settore.
Di qui la predisposizione, attraverso la fondazione ForumUnirec-Consumatori, di un protocollo che ha definito una rimodulazione delle buone pratiche contenute nel Codice di Condotta alla situazione eccezionale che stiamo vivendo. Sull’altro fronte, si è avviato un dialogo costruttivo con le associazioni rappresentative delle società committenti e un apposito gruppo di lavoro che ha il compito di interfacciarsi con le singole aziende mandanti.

Si accenna poi al fermo dei tribunali, ponendo l’accento sulla necessità di implementare delle udienze telematiche, laddove non sia richiesto il contraddittorio, così come la distribuzione del cosiddetto Cash in Court. Sarebbe altresì utile, secondo la Dott.ssa De Marchi, fornire un calendario unificato di riapertura dei tribunali ed una riduzione della sospensione delle attività con l’arrivo dell’estate.

Il Presidente Vovk si è invece pronunciato sulle misure a sostegno delle imprese, indicando gli ammortizzatori sociali e le ultime misure sulla liquidità alle imprese delle buone manovre per aiutare il tessuto produttivo italiano ad affrontare la situazione di lockdown. Nonostante ciò, il presidente nota una mancanza di tempestività nel concedere tali aiuti, mancanza che mette sicuramente in difficoltà le aziende. “Aggiungo che anche le misure sulla liquidità, attraverso prestiti garantiti a tassi di interesse pressoché nulli, sono misure che comunque toglieranno valore alle nostre imprese, costrette ad indebitarsi per rimanere in piedi e a ripagare questo debito su un arco di tempo non molto lungo. Forse sarebbe stato più opportuno avere più tempo a disposizione per consentire di rientrare, dando maggior respiro agli imprenditori di riorganizzarsi con le loro attività, una volta passato questo momento di chiusura totale” – afferma Vovk – “Mi aspetto che le posizioni dei crediti non pagati, nei prossimi mesi possano aumentare, ma ciò non si tradurrà in maggiori ricavi, visto che ci attendiamo un calo delle performance, con un effetto di contrazione sui margini.”
Il Presidente UNIREC conclude infine esprimendo l’urgenza, in seguito alla fase 1, di misure che tendano a favorire l’occupazione piuttosto che a sostenere il reddito. Nella cosiddetta Fase 2, l’impatto della crisi sarà più evidente, anche per via delle misure di tutela della salute che andranno a pesare sui bilanci delle imprese. Vovk si aspetta pertanto che tali costi non ricadano esclusivamente sulle imprese, ma possano essere recuperate con un credito d’imposta verso lo Stato.

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Recupero crediti Italia, uno studio approfondisce la panoramica italiana circa i crediti deteriorati.

Ammonta a 325 miliardi di euro il totale dei crediti deteriorati lordi (Npe) che banche e società di recupero devono cercare di far rientrare nei bilanci. E’ quanto emerge dalla decima edizione del Market Watch Npl di Banca Ifis. In particolare, 141 miliardi lordi sono ancora iscritti nei bilanci delle banche (77 mld di sofferenze e 64 di Utp). Secondo le stime sono stati recuperati o cancellati, in quanto non più esigibili, 14 miliardi di euro di Npl e Utp.
E per il 2020, quali sono le stime?
Quest’anno si stimano 37 miliardi di euro lordi di transazioni Npl, in aumento rispetto ai 32 mld del 2019. Circa il 27% del totale potrebbe essere scambiato sul mercato secondario, mentre il 15% dei crediti deteriorati potrebbe essere deconsolidato attraverso cartolarizzazioni che beneficiano della garanzia statale Gacs.
Dalle principali evidenze del Market Watch Npl emerge che:
– continua a scendere lo stock di npe: 159 miliardi di npe bancari a fine del terzo trimestre 2019 in diminuzione di ben 182 miliardi (-53%) rispetto a fine 2015 che è stato l’anno di picco, avendo raggiunto l’Italia 341 miliardi di stock. Il trend di diminuzione è in linea con la media europea che, dal 2015 al 2019, ha ridotto del 48% i propri npe;
– per quanto riguarda il calo delle sofferenze, lo stock a fine settembre era formato da 86 miliardi di bad loan, in discesa di 115 mld dal 2015. La previsione di chiusura del 2019 vede lo stock di Npl in ulteriore restrizione a 77 miliardi (-62%). L’indice di copertura è sopra il 60%. Nel 2020 si stimano 7 miliardi di euro di transazioni per un totale di dieci operazioni.
– l’Industria delle costruzioni evidenzia ancora il più alto tasso di deterioramento;
– sul versante dei prezzi, quelli dei portafogli secured sono rimasti stabili, oscillando dal 33% del 2018 al 34% del 2019, mentre i prezzi degli asset unsecured risultano in crescita dal 6% del 2018 all’8% dello scorso anno.
Con 18,6 miliardi di euro di Npl acquistati nel periodo 2015-2019 Banca Ifis, preceduta da Quaestio con 29,2 mld, si conferma al secondo posto tra gli investitori. I principali venditori sono stati Unicredit con 41,5 miliardi di euro, Banca Mps con 32,8 miliardi, Banco Bpm (16,3 mld) e Intesa Sanpaolo (13,8 mld).
Focus Garanzie sulla Cartolarizzazione delle Sofferenze (GACS)
Le Garanzie sulla Cartolarizzazione delle Sofferenze sono uno strumento che il Tesoro mette a disposizione degli operatori del credito e della finanza per favorire lo smaltimento delle sofferenze bancarie. Grazie alle GACS, dal 2016 al 2019, le banche hanno ceduto sul mercato 70 miliardi di euro di crediti deteriorati, per un totale di 24 cartolarizzazioni.
Per il 2020 la stima è di ulteriori 6 miliardi di euro di Npl ceduti tramite lo schema Gacs.

Il tuo cliente non paga? Scopri come risolvere l’inconveniente in modo pratico, veloce e sereno con i professionisti del recupero credito

‘‘La nostra impresa ha lavorato, venduto o prestato servizi e vuole incassare il denaro che le spetta”.

Si tratta di un’affermazione assai meno banale di quanto possa apparire a prima vista.

Gestire le fatture e recuperare i crediti in tempo è complicato e noioso. Il recupero crediti è un’attività complessa ed è sempre preferibile agire rapidamente e con l’aiuto di un partner qualificato ed esperto, capace di interfacciarsi con il debitore con abilità al fine di ottenere il pagamento di quanto dovuto. Si tratta di un’attività che richiede tempo e dedizione, e maggiore è il tempo che si lascia passare senza agire, più lontane si fanno le possibilità di recuperare il credito.
Cosa puoi fare prima di passare tutto al recupero crediti?
-Inviare la fattura. Una volta che l’ordine è evaso, è necessario spedire la fattura completa, corretta e ben formulata: quanto prima il cliente ha la fattura quanto prima possibile elabora il pagamento.
-Sequenza di controllo. Assicurarsi che il cliente abbia ricevuto la fattura per garantire il pagamento tempestivo o ricordare al cliente la data e le modalità di pagamento.

A questo punto se il cliente continua ad essere insolvente, la scelta di affidarsi a una società esterna per questa attività è sempre la migliore perché significa affidarsi a chi professionalmente svolge questo lavoro ed ha una specializzazione maggiore e una conoscenza approfondita della questione.
Studio Ptf è un’agenzia specializzata, organizzata allo scopo di gestire con competenza l’intero processo di recupero. Quando si tratta della gestione fatture, la maggior parte delle aziende si affida ad impiegati che non hanno il tempo di concentrarsi sulle attività direttamente associate al sollecito di fatture. In presenza di crediti insoluti l’intervento di un ufficio recupero crediti risulta molto più efficace di un’azione a volte improvvisata messa in atto dallo stesso creditore, o dagli impiegati. Vanno assolutamente evitate mosse improvvisate o solleciti “fai da te” che, oltre a non portare ad una risoluzione, spesso rischiano di rendere ancora più difficile il recupero del credito. Inoltre quando si tratta di ottenere un credito da clienti che non hanno pagato le fatture, la velocità diventa un fattore fondamentale. Più la reazione è tempestiva e mirata, infatti, più sono le possibilità che il credito venga recuperato.
Per recuperare i tuoi crediti, affidati a Studio Ptf.

Recupero crediti veloce, perché è importante agire con tempestività

Quando si tratta di ottenere un credito da clienti che non hanno pagato le fatture, la velocità diventa un fattore fondamentale.
Più la reazione è tempestiva e mirata, infatti, più sono le possibilità che il credito venga recuperato.
Le situazioni di mancato pagamento, in genere, comprendono due casistiche principali.
È anzitutto probabile che il tuo debitore non avesse intenzione di pagare fin dal principio, o magari perché scontento dal tuo servizio. In ogni caso, è necessario agire subito con un’azione rapida e professionale, finché le azienda sono ancora esistenti ed i titolari ancora raggiungibili. Inoltre, nel caso di contestazioni è bene riuscire a risolvere subito il problema prima che diventi insormontabile, e raggiungere un accordo con il debitore che una volta risolto il problema per cui ha bloccato i pagamenti potrà riattivarli velocemente.
Vanno assolutamente evitate mosse improvvisate o solleciti “fai da te” che, oltre a non portare ad una risoluzione, spesso rischiano di rendere ancora più difficile il recupero del credito.
Anche nel caso in cui un cliente si trovi in una sofferenza economica tale da non poter saldare il credito, esistono comunque delle ottime possibilità di recupero, ma è importante fare le giuste mosse. In particolare, è utile rivolgersi ad un professionista in grado di saper comunicare con il debitore in modo sereno e costruttivo, per giungere ad una soluzione adeguata che metta d’accordo entrambe le parti e porti alla risoluzione del credito in base alle reali possibilità dell’inadempiente.
Si tratta comunque di una procedura che richiede tempo e dedizione, e maggiore è il tempo che si lascia passare senza agire, più lontane si fanno le possibilità di recuperare il credito.
Affidati ad un’agenzia specializzata come Studio PTF: disponiamo di un team di professionisti con la competenza e le strategie necessarie ad affrontare ogni problematica di credito, in modo tempestivo, efficace e professionale.
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Crediti deteriorati in crescita costante; ecco i dati del rapporto UNIREC

Con la crisi che fa voce grossa da anni ormai e che non concede tregua, sempre più in difficoltà, costrette a convivere con l’incognita del lavoro e con il peso crescente di tasse, rate e bollette da pagare, le famiglie e le imprese italiane sono alle prese con una montagna di debiti da saldare.
Dalle scadenze del mutuo della casa alle rate di finanziamento per l’auto, passando per bollette di servizi essenziali, come luce, gas e acqua, è decisamente lungo l’elenco di debiti “dimenticati”, che ha raggiunto il suo livello record nel 2018 con circa 82,3 miliardi di euro; cifra, questa, che segna un aumento del 15% rispetto al 2017.
Questo emerge dal rapporto annuale di UNIREC, l’Unità Nazionale delle Imprese per il Recupero del Credito, da cui si evince che rintracciare e recuperare questi crediti diventa sempre più difficile, poiché circa la metà sono crediti deteriorati, che i debitori non riescono più a ripagare del tutto o regolarmente: di questi il 35% riguarda le imprese e il 69% i consumatori.
I crediti deteriorati che, usciti dal sistema bancario, sono stati intercettati da operatori specializzati, risultano in crescita costante dal 2015.
All’aumento dello stock da recuperare si accompagna la crescente complessità dei processi che esigono tempi più lunghi di gestione: in media 5 o 6 anni con piani di rientro dilazionati rispetto ad un massimo di 12 mesi per la gestione di crediti con anzianità più recente. Dal rapporto Annuale UNIREC, presentato il 16 maggio 2019, emerge una crescita dei crediti affidati del 15,2% nel 2018 rispetto all’anno precedente e un balzo del 70% rispetto al 2014. A conferma della minore qualità del credito è il peggioramento del rapporto tra gli importi affidati e quelli recuperati. Rispetto al totale “solo” 7,8 miliardi (il 10%) vengono rintracciati e incassati, contro il 20% del 2014. 38,7 pratiche sono state prese in carico dagli addetti del settore: circa la metà si concentra in Lombardia, Campania, Lazio e Sicilia.
Secondo le previsioni del presidente dell’UNIREC, Francesco Vovk, dovrebbe esserci una svolta per quanto riguarda la categoria dei Utp, che nei bilanci delle banche italiane rappresentano un’esposizione netta di circa 52 miliardi. Questo, insieme a ulteriori cessioni di Npl, consentirebbe ad un aumento degli importi affidati alle società di recupero crediti.

Fatturazione elettronica, il vantaggio dell’obbligo circa ritardi e mancati pagamenti.

Con l’inizio di questo nuovo anno, è entrato in vigore l’obbligo che impone a tutte le aziende italiane di adottare una soluzione di fatturazione elettronica.
Nonostante i primi dubbi in merito, sono apparsi presto chiari i vantaggi di una fatturazione elettronica obbligatoria per privati ed aziende. Tra questi, vi è sicuramente un importante vantaggio in termini di recupero crediti.
La fatturazione elettronica obbligatoria, infatti, garantisce l’ufficialità dell’emissione del documento.
Spesso, alla verifica di un mancato pagamento, il problema che emerge è quello di una non ricezione della fattura in questione. Le probabilità possono essere diverse: un mancato recapito alla casella postale, l’email finita in SPAM, e così via.
La soluzione più comune è quella di riemettere la fattura, cosa che comporta già un notevole ritardo nei pagamenti ed un ulteriore sforzo contabile.
Tale inconveniente, con l’avvento della fatturazione elettronica, non costituirà più un problema ricorrente.
Grazie alla notifica di ricezione delle fatture inviate al SDI, infatti, il destinatario sarà avvisato ufficialmente dal sistema per ogni fattura ricevuta, a tutto vantaggio della corretta tempistica dei pagamenti. Non vi potranno essere più dubbi sull’arrivo o meno della fattura al destinatario, nè attese prolungate sulla presa in carico della fattura.
Questa sicurezza in più permette alle imprese di gestire in maniera molto più veloce e concreta ogni eventuale problematica di credito, con benefici significativi per la crescita e la tutela della propria attività.

Puoi ottimizzare ulteriormente costi e procedure per la gestione del tuo credito, affidandoti ad un recupero crediti professionale.
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Ritardo nei pagamenti: uno studio fa luce sulle conseguenze dei pagamenti non puntuali nelle imprese europee.

Il ritardo nei pagamenti è una tendenza piuttosto diffusa nel mercato del lavoro, e costituisce un rischio per le imprese molto più importante di quanto si possa immaginare.
Esso ha infatti, come prima conseguenza, un immediato calo di liquidità per le aziende che emettono fattura, con un impatto notevole non soltanto sull’azienda in sé, ma anche sul mercato del lavoro.
Secondo uno studio svolto da una società di recupero crediti, Intrum, che si è proposto di valutare i comportamenti relativi ai pagamenti e la situazione finanziaria delle imprese in tutta Europa, si evincono dati piuttosto significativi da questo punto di vista: lo studio ha infatti fatto emergere che il ritardo nei pagamenti compromette notevolmente le scelte su assunzioni e licenziamenti.
Un’azienda su cinque afferma che pagamenti più rapidi permetterebbero di assumere un maggior numero di dipendenti. Con il ritardo dei pagamenti, invece, aumentano esponenzialmente i rischi di licenziamento.
Il quadro appare particolarmente negativo nel caso delle imprese impegnate nell’edilizia: Le imprese italiane che operano in questo settore (almeno tre su dieci) attestano un notevole ritardo nei pagamenti, che appare effettivamente al di sopra della media dell’Unione Europea, con un 13%.
Volendo approfondire le ragioni che si celano dietro questi ritardi, si evince che spesso tale situazione si genera tra privati con un movente intenzionale: se infatti il 62% dei casi presi in esame imputa il ritardo alle difficoltà economiche in cui versa il debitore, il 48% segnala un ritardo intenzionale. Nel caso dei settori informatici, per esempio, si tende a temporeggiare nell’effettuazione del pagamento, spesso appellandosi ad una vaga inefficienza nel settore amministrativo della società; per poi giungere, alla fine, a dover scendere a compromessi, accettando “sconti” non concordati precedentemente. La stessa tendenza si registra nel 30% delle imprese manifatturiere italiane prese come campione, mentre per le aziende europee, tale pratica raggiunge il 6%.
Le conclusioni da trarre sono piuttosto evidenti: è necessario un cambiamento di rotta per garantire la sopravvivenza e la crescita delle imprese, a partire da una semplificazione ed ottimizzazione dei procedimenti amministrativi. È proprio la Pubblica Amministrazione, infatti, a detenere la “maglia nera” dei pagamenti, per questioni burocratiche e immobilismo diffuso che spesso comportano una violazione dei termini di scadenza di più di sei giorni.
I consumatori risultano essere i più puntuali: il pagamento di un utente medio giunge infatti in 41 giorni, addirittura in anticipo rispetto ai 51 previsti dai termini di scadenza.

Maggiore flessibilità per le aziende grazie all’acquisto a sconto: parla il presidente UNIREC Francesco Vovk.

Il settore della tutela e del recupero del credito sembra stia per affrontare un momento di grande cambiamento.
Ad affermarlo è Francesco Vovk, presidente UNIREC, in un’intervista apparsa sul Sole24ore, osservando come, secondo le loro stime, l’80% dei crediti non performanti che le banche hanno ceduto finisce all’interno del loro sistema.
Il trasferimento massiccio di partite non performanti che le banche non sono state in grado di recuperare dalle imprese, sta producendo in effetti una svolta che può considerarsi epocale per il settore del recupero crediti.

Già a partire dal 2017 era ben visibile un cambiamento a favore del mondo del “business”, che in termini di pratiche gestite ha toccato la quota di circa 34% in termini di importi. L’opinione di Vovk è che tale tendenza nel 2018 porterà il settore, in termini di importi, sicuramente oltre il 50%.

Ciò che maggiormente sta cambiando il panorama del settore è la natura di tali pratiche, che non sono da risolversi con la semplice attivazione di una telefonata, ma che vanno invece gestite in modo molto diverso.

“Tali eventi stanno generando un consolidamento del settore tra gruppi stranieri che acquisiscono realtà italiane e nostre aziende che crescono ed assumono” – prosegue il presidente Vovk – “Si stanno anche rafforzando i reparti legali delle imprese associate, perché le pratiche da gestire nel caso dei non performing loans diventano generalmente più complesse”.

Nonostante ciò, il presidente UNIREC rassicura le imprese, che potrebbero percepire la situazione come un problema ulteriore – “Avendo rilevato le partite di non performing loans a forte sconto, i fondi acquirenti e di conseguenza anche le nostre aziende, possono offrire dilazioni di pagamento significative, anche di molti anni, andando oltre le condizioni originarie delle banche. L’obiettivo è dare fiato all’impresa cercando di fornire margini per ripagare il debito dovuto”.
L’obiettivo, dunque, non è quello di recuperare tutto subito, bensì di trovare la soluzione migliore che permetta il rientro del credito a vantaggio di ambo le parti.